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L'attività di sviluppo prevede il coinvolgimento di un team multidisciplinare che segue le iniziative dalla fase di ideazione sino alla realizzazione e manutenzione degli impianti. AC Agrienergy è in grado di offrire un servizio che include:

 

Ricerca del candidato – Valutazione del sito:

  • Dati sulla Proprietà
  • Catastali
  • Regolarità della posizione urbanistica necessaria alla presentazione delle Autorizzazioni
  • Verifica esistenza vincoli ambientali ed eventuale soluzione
  • Verifica esistenza di posizione debitoria sul sito (mutuo/ipoteca); il sito deve essere libero da vincoli
  •  Connessione alla Rete : l’impianto deve trovarsi in prossimità della connessione MT
  • Negoziazione con la proprietà per la sottoscrizione di un Diritto di Superficie – di solito si stipulano contratti della durata di 20 anni per installare l’impianto; a volte si stimola il proprietario del sito a partecipare alla SPV con una percentuale che può variare dal 10% al 20%

1.     L’attività consta di due fasi: una prima fase si formalizza con la sottoscrizione di un preliminare di superficie per avviare la fase di sviluppo

2.     La seconda fase consta nella sottoscrizione di un contratto finale nel momento in cui il progetto entra nella fase realizzativa

 

Valutazione di biomassa nel territorio - ricerchiamo normalmente per la biomassa in un ambito di 70 km. Il fornitore deve fornire un track record che sia accettabile da parte della banca. Il prezzo concordato deve cambiare nel tempo secondo parametri specifici. Ci sono varie tecnologie e la varietà di biomassa che può cambiare secondo la scelta dell'investitore. Alcuni  territori sono predisposti alla fornitura di cippato di legno certificato,mentre  altri territori hanno una vocazione che indica maggiori capacità per fornire sottoprodotti agricoli

 

Negoziazione con il fornitore della biomassa per un periodo di lunga durata - il contratto deve essere in un formato bancabile e deve contenere una durata che sia accettabile (almeno 5 anni per iniziare)

 

Richiesta di allaccio in rete (TICA) - prepariamo la progettazione preliminare all'ENEL per poter avere la TICA che è essenziale per capire i costi e la tempistica. C'è un costo massimo per impianto per poter considerare economicamente fattibile il progetto .

La produzione combinata di energia elettrica e calore in uno stesso impianto prende generalmente il nome di Cogenerazione 

La produzione combinata può incrementare l'efficienza di utilizzo del combustibile fossile fino ad oltre l'80%; a ciò corrispondono minori costi per l’approvvigionamento del combustibile fossile e minori emissioni di inquinanti e di gas ad effetto serra (cosiddetti gas climalteranti) rispetto alla produzione separata di elettricità e di calore. 

Le centrali termiche per la produzione di energia elettrica hanno, in generale, una bassa efficienza energetica: soltanto il 40-50% (fino al 55% negli impianti più moderni) dell'energia termica contenuta nei combustibili fossili viene trasformata in energia elettrica, mentre la restante quantità è dissipata nell'ambiente senza alcun utilizzo. In alcuni casi, tuttavia, tale energia termica residua può trovare impiego nell'industria, ad esempio sotto forma di vapore, oppure può essere destinata a usi civili, come il riscaldamento degli edifici. Gli impianti di produzione combinata, dunque, convertono energia primaria, di una qualsiasi fonte, in energia elettrica ed in energia termica (calore), prodotte congiuntamente ed entrambe considerate effetti utili. 

Il Parlamento Europeo riconosce la produzione combinata come un provvedimento importante tra quelli necessari per soddisfare il raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto e, già da tempo, ha incluso tra le proprie priorità la diffusione progressiva di una corretta produzione combinata di energia elettrica e calore. In particolare, la direttiva 2004/8/CE è interamente dedicata alla promozione della cogenerazione basata sulla domanda di calore utile e introduce il concetto di Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR), ovvero la produzione combinata di energia elettrica e calore che garantisce un significativo risparmio di energia primaria rispetto agli impianti separati, secondo modalità che, nella normativa italiana, sono definite dal Decreto Legislativo 8 febbraio 2007, n. 20 come integrato dal DM 4 agosto 2011.

La produzione combinata presuppone la possibilità di utilizzare il calore in prossimità del luogo stesso di produzione. In generale, infatti, trasmettere il calore a grande distanza non è tecnicamente realizzabile, a causa soprattutto dell' elevata dissipazione che si avrebbe durante la trasmissione. Per questo motivo, gli impianti di cogenerazione sorgono di solito in prossimità di utilizzatori termici. Se il calore viene prodotto a temperatura relativamente bassa, si tratterà di impieghi di tipo civile, come il riscaldamento di ambienti o il teleriscaldamento urbano; il fluido vettore è quasi sempre acqua. Se il calore prodotto è più “pregiato” (temperatura e pressione elevate), sarà utilizzato, sotto forma di vapore, in lavorazioni industriali. Non mancano situazioni miste, in cui si ha produzione contemporanea di calore a vari livelli di temperatura, anche molto diversi. In tali casi, di solito, vi è un unico luogo di utilizzo (ad esempio, uno stabilimento industriale), dove il vapore pregiato viene destinato alle lavorazioni, e quello a bassa temperatura al riscaldamento degli ambienti produttivi. In alcuni casi, l'utilizzatore termico produce, a sua volta, gas con un contenuto energetico significativo, i quali sono ceduti all'impianto di cogenerazione, per essere utilizzati come combustibili. Ciò accade, ad esempio, negli impianti petrolchimici o siderurgici e nelle raffinerie.

Alcune tipologie degli impianti di cogenerazione 

Nella sua forma più semplice un impianto di produzione combinata comprende almeno un motore primo (turbina a vapore, turbina a gas, oppure motore a combustione interna), e un generatore elettrico. Nel caso, ad esempio, di una turbina a vapore, un combustibile primario, bruciando in una caldaia, cede energia termica all’acqua, trasformandola in vapore. Una parte di tale energia è trasferita dal vapore al motore primo che, trascinando l’alternatore, la trasforma in energia elettrica. Un’altra parte è invece utilizzata direttamente come energia termica, e può essere destinata, come già visto, a vari impieghi civili o industriali. Infine, la parte rimanente, nella forma di calore residuo non più utilizzabile, è dispersa nell’ambiente. 

Il prelievo di energia termica utile dal fluido di processo può avvenire in vari modi. 

Nel caso di impianti con turbine

  • a gas o con motori a combustione interna, si impiega solitamente uno scambiatore che recupera il calore dai fumi esausti prima di scaricarli nell’atmosfera; 
  • a vapore, le soluzioni più diffuse per il prelievo di calore sono le seguenti: 

a) turbine a contropressione: subito dopo l’espansione in turbina il vapore è inviato all’utilizzatore termico, al quale cede parte dell’energia (entalpia) che ancora possiede. Il funzionamento può essere in ciclo chiuso, con ritorno alla caldaia del vapore condensato dall’utilizzatore, o in ciclo aperto.

b) turbine a condensazione con spillamento: il calore è prelevato estraendo una certa portata di vapore (spillamento) in un punto opportuno del ciclo termodinamico per inviarla all’utenza termica. La portata rimanente, dopo l’espansione in turbina, è condensata e il calore di condensazione è di norma dissipato.

Sono diffuse anche soluzioni miste, in cui si ha prelievo di calore sia durante il ciclo (mediante uno spillamento di vapore), sia a valle dell’espansione in turbina

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